Escludendo i manuali e le pubblicazioni che trattano di argomenti tecnici o scientifici, quante volte ti è capitato di leggere un libro totalmente privo di dialoghi? Pochissime volte, vero?
Sia che si tratti di romanzi, autobiografie o libri che raccontano storie straordinarie di vita e di business, infatti, i dialoghi sono uno degli elementi più importanti nel testo di un’opera.
Sono presenti in quasi tutte le pubblicazioni che raccontano una storia: la loro principale funzione è quella di spezzare il muro di prosa, dare più ritmo alla narrazione e rendere meno monotona la scrittura.
Saper scrivere correttamente i dialoghi in un libro, però, non è da tutti. Uno degli errori più gravi che si trovano a fare gli autori quando scrivono il proprio libro non-fiction, infatti, è quello di andare a costruire dialoghi in maniera del tutto arbitraria, senza alcuna logica e con l’unico obiettivo di movimentare la storia che stanno raccontando.
Da efficaci strumenti narrativi, allora, i dialoghi possono trasformarsi in trappole mortali per il successo della pubblicazione.
Per evitare che i lettori più attenti percepiscano il tutto come una finta rappresentazione teatrale, per scrivere i dialoghi in un libro è opportuno seguire alcune regole – o meglio principi, linee guida – che possono aiutarti a renderli naturali e fluidi.
Vediamo allora a cosa è bene fare attenzione nella loro scrittura e come evitare che risultino insensati.
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Dialoghi in un libro: a cosa servono e come riconoscere quelli finti
A differenza delle conversazioni che si svolgono quotidianamente nella vita reale, nei dialoghi da scrivere in un libro non c’è spazio per le frivolezze o le chiacchiere vuote.
Il dialogo ha delle funzioni specifiche in questo contesto, e se non è in grado di assolverle allora non ha senso di esistere!
Dovresti riportare delle conversazioni sotto forma di dialoghi nel tuo libro solo se questi lo arricchiscono e aiutano a portare avanti la trama, oppure se servono a svelare delle caratteristiche di un personaggio, o ancora se ne lasciano intendere lo stato d’animo.
I dialoghi nella tua opera devono rappresentare dei contenuti di valore e hanno il compito di fornire informazioni aggiuntive importanti per lo svolgimento della storia.
Si tratta infatti di un momento in cui, attraverso le parole dei protagonisti, il lettore può avere una panoramica più chiara della situazione e farsi un’idea più precisa sulla personalità, il punto di vista, il carattere e il ruolo che questi ricoprono.
Se la conversazione non si rivela funzionale a qualcosa ma viene costruita senza un reale scopo, il lettore non potrà che percepirla come artificiosa.
Come scrivere dei dialoghi di valore nel tuo libro: le regole d’oro
Come accennato, scrivere dei buoni dialoghi non è per niente facile se non sei uno scrittore professionista.
Se ti stai approcciando alla scrittura del tuo libro per la prima volta, infatti, potresti ritrovarti a compiere degli errori banali che finirebbero per compromettere la qualità del tuo lavoro.
Ci sono allora degli accorgimenti che puoi adottare per assicurarti di scrivere dei dialoghi che abbiano senso di esistere.
Il dialogo è veramente necessario?
Il primo punto a cui prestare attenzione riguarda l’utilità reale del dialogo. Era davvero necessario in quel contesto? Puoi rispondere a questa domanda con una sorta di ‘prova del nove’.
Per avere la certezza che ciò che hai scritto sia corretto e inserito nel punto giusto, non devi fare altro che valutare se quelle stesse informazioni potrebbero essere trascritte in prosa. Se la risposta è sì, allora non puoi che ammettere di aver costruito un dialogo sterile che è meglio cancellare.
A ogni personaggio la sua voce
Il secondo punto riguarda il tono di voce dei protagonisti.
Ogni personaggio che fa parte della tua storia è diverso, ha una sua personalità e un modo di esprimersi differente. Di conseguenza, sarebbe un grosso errore far parlare tutti allo stesso modo!
Se ad esempio stai riportando una conversazione che è avvenuta tra te e un personaggio umile, i tuoi lettori si aspettano che questo personaggio si esprima con un linguaggio semplice e adeguato alla sua persona.
È importante quindi prestare attenzione alle caratteristiche fisiche e sociali di chi parla. Il linguaggio di un vecchio contadino sarà infatti molto diverso da quello di un teenager cresciuto in una grande metropoli o da quello di un docente universitario di prestigio.
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Attenzione alla forma, ma anche alla naturalezza
Infine, tieni in considerazione che nella vita reale le persone non si esprimono esattamente come in un libro stampato.
Ovviamente è importante curare la forma, lo stile, la sintassi e la grammatica: nella vita reale i dialoghi sono pieni di ripetizioni, errori, frasi insensate o sgrammaticate ed è bene che in un libro vengano riportati in una forma più curata.
Al tempo stesso, però, dovresti evitare di riportare espressioni troppo costruite. Serviti pure di slang, espressioni dialettali e luoghi comuni che aiutano a rendere il discorso più ‘umano’.
Non dimenticare, inoltre, di scegliere con cura le parole da fare pronunciare ai tuoi personaggi nei dialoghi.
Ciò è particolarmente importante soprattutto se queste celano un sottotesto e aiutano il lettore a intuire qualcosa che non viene riportata a chiare lettere: emozioni, stati d’animo, silenzi o tensioni.
Se fatti bene, i dialoghi in un libro (di qualsiasi genere esso sia) sono fondamentali per descrivere in modo naturale l’interazione tra i personaggi e coinvolgere il lettore.
L’obiettivo, quindi, è quello di fare in modo che il lettore si senta come se fosse seduto allo stesso tavolo dei protagonisti, a origliare la loro conversazione e scoprire qualcosa di più su di loro e sulla storia.