Ci sono elementi in un libro, soprattutto quelli di genere non-fiction, che non dovrebbero mai essere sottovalutati quando si ha l’obiettivo di scalare le classifiche.
Uno di questi è senza dubbio la prefazione, un elemento di importanza strategica che viene spesso preso poco in considerazione. Essa fa parte della categoria dei paratesti – tra quelli non obbligatori – e va sempre inserita all’inizio del libro, dopo il frontespizio e l’indice.
L’obiettivo di questo testo è principalmente quello di fornire autorevolezza all’autore e al suo pensiero, soprattutto quando inserito all’interno di libri di marketing, di business e di saggi in generale.
Quando si parla di narrativa, invece, la prefazione ha anche lo scopo di preparare la scena per l’autore.
Come nell’introduzione di uno spettacolo, rappresenta il sipario che si apre sul palcoscenico, segnando un punto di mezzo tra la realtà fisica e quella letteraria.
Considerata la particolarità e l’importanza di questo testo, è opportuno sapere che la prefazione non può essere scritta da chiunque, ancor meno dall’autore. Esistono infatti alcuni parametri che è opportuno rispettare se si decide di includerla nella propria opera.
Ecco allora qualche dritta che può tornarti utile per scrivere, o farti scrivere, la prefazione di un libro.
Chi deve scrivere la prefazione del tuo libro?
La prefazione è un biglietto da visita per te e il tuo lavoro, pertanto più è autorevole la persona che l’ha scritta e più la tua immagine pubblica ne trarrà beneficio.
Capiamo quindi che un compito così importante non può essere affidato a chiunque. Questo elemento deve essere scritto da una figura di spicco per il settore, argomento o genere che stai trattando.
Il suo contributo nella tua opera, infatti, è ciò che ti renderà più autorevole agli occhi dei lettori.
Nel mio libro Scripta, ad esempio, ho scelto di far scrivere la prefazione a Riccardo Scandellari, uno dei massimi esponenti di branding e comunicazione e della scrittura di valore.
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L’importanza dell’affinità tra autore e prefatore
Strettamente legato al precedente, il secondo punto a cui prestare attenzione per scrivere la prefazione di un libro è l’affinità professionale che intercorre tra autore e prefatore.
Da questo punto di vista, non c’è alternativa: la persona che scrive la tua prefazione deve sposare la tua visione.
Non basta infatti che sia una persona autorevole nel settore. Se non ha letto veramente il libro e non condivide le tue idee, è quasi certo che il suo testo si rivelerà molto distante dal tuo stile e dal tuo modo di comunicare.
Non ha senso quindi scegliere per la prefazione qualcuno che si approccia all’argomento trattato in maniera completamente diversa. Ciò creerebbe non solo uno stacco molto forte e disorientante per il lettore, ma potrebbe generare l’effetto opposto ovvero farti perdere credibilità.
Né troppo lunga, né troppo breve: trovare un equilibrio nella lunghezza della prefazione
La prefazione è solo una scena introduttiva del tuo libro, quindi non deve essere troppo lunga. La lunghezza ideale è quella che corrisponde a 2, massimo 4 cartelle (da 1800 caratteri l’una).
In questa fase, l’equilibrio è fondamentale. Una buona prefazione quindi non dovrà essere né troppo breve, dal momento che non è possibile dire tutto quello che si vuole dire in un paio di righe, né troppo lunga, altrimenti si rischia di annoiare il lettore e portarlo a saltare questa parte di testo.
Ricordati infatti che chi ha comprato il tuo libro lo ha fatto per lo scopo di leggere principalmente il tuo pensiero, non quello di chi scrive la prefazione.
Quando è il caso di inserire la prefazione?
Così come i ringraziamenti, la dedica e altri paratesti minori, la prefazione non è sempre necessaria. Non bisogna vederla quindi come un obbligo e andare nel panico se non si riesce a individuare la persona adatta a scriverla.
Questi paratesti sono appunto degli elementi aggiuntivi a quello che è il corpo del testo. Di conseguenza possono anche non esserci e ciò non pregiudica in alcun modo la qualità e il valore del tuo prodotto.
Senza contare, inoltre, che se sei un autore agli esordi potresti non riuscire a individuare qualcuno adatto a questo compito. Magari non sei ancora abbastanza conosciuto nel settore e non hai contatti con personaggi autorevoli.
Nessun problema, passa oltre. Piuttosto, considera di rivalutare la questione se il libro dovesse andare bene al punto da prevedere una seconda edizione. Una volta che avrai raggiunto un po’ più di notorietà, infatti, potrebbe risultare più semplice trovare qualcuno che scriva la prefazione.
Potrai aggiungere quindi questo elemento in seguito, consapevole che ciò contribuirà ad aumentare l’autorevolezza che hai già acquisito tramite il successo della prima edizione.
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Prefazione VS introduzione: non sono la stessa cosa
Attenzione a non confondere prefazione con introduzione. Sono dei paratesti differenti e, di conseguenza, hanno obiettivi diversi.
La prima, come abbiamo detto, serve a presentare l’autore i concetti chiave racchiusi nell’opera, offrendo come valore aggiunto il punto di vista di un personaggio autorevole e credibile per l’argomento o il settore di riferimento.
A differenza della prefazione, l’introduzione è invece scritta dall’autore stesso e corrisponde a uno spazio ‘personale’ che egli si ritaglia nella sua stessa opera per preparare il lettore alla lettura.
Nell’introduzione quindi dovrai offrire al pubblico tutti gli elementi necessari per affrontare la lettura del tuo libro nel migliore modo possibile.
Benché siano due pezzi dello stesso puzzle, una regola non deve essere trasgredita: tu non puoi scrivere la prefazione e un’altra persona non può scrivere l’introduzione del tuo saggio.