Sono diversi i motivi alla base dell’insuccesso di un libro. Tra questi, ve ne sono 3 in particolare che possono seriamente compromettere tutti gli sforzi fatti per la pubblicazione.
Il primo è senza dubbio la scelta di un argomento non interessante. In questo caso, è evidente che prima della stesura non si è dedicata la giusta attenzione a un’indagine di mercato ben approfondita.
Il secondo è la mancanza di una valida strategia di marketing e comunicazione. Senza questa, infatti, è davvero difficile che i lettori riescano a notare il tuo libro tra le centinaia di titoli pubblicati ogni giorno.
Il terzo, che a mio avviso è quello più fastidioso ma facilmente evitabile, è la presenza di errori nel testo.
Ci tengo particolarmente a sottolineare quest’ultimo punto perché sono stufa di sentire i guru del marketing urlare ai quattro venti che l’importante è il contenuto. È ovvio che un libro per avere successo debba essere interessante e ricco di contenuti utili per il pubblico, ma anche la sua forma deve essere impeccabile.
Ciò è particolarmente importante non solo perché trasmette un’immagine più professionale e competente dell’autore, ma anche perché fare degli errori grossolani nel testo è una negligenza che allontana il lettore dalla comprensione.
Chi si trova di fronte a un testo pieno di errori, infatti, fa molta fatica a leggere e per questo motivo può decidere di abbandonare la lettura sin dalle prime pagine.
Gli errori in un testo possono essere di tanti tipi: refusi, tempi verbali errati o piccoli errori di grammatica. I più comuni però riguardano quasi sempre la punteggiatura, e sono anche i più difficili da correggere perché non esistono delle regole fisse al riguardo.
Parlare di correzione della punteggiatura in modo universale è quindi complesso, perché questa dipende molto dallo stile dell’autore. Eppure, capita spesso di imbattersi in alcuni errori che, se si conoscono, possono essere scansati.
Ecco allora quali sono i 5 errori di punteggiatura più fastidiosi che devi conoscere ed evitare nella scrittura del tuo libro.
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1. Abbondare di puntini di sospensione
I puntini di sospensione sono uno dei segni di interpunzione più abusati in assoluto. Vengono inseriti nei punti più improbabili del testo e in quantità incalcolabili. Se utilizzati senza criterio, i puntini di sospensione sono letali: disorientano e creano disconnessione nel testo, spingendo il lettore a chiudere il libro.
Per regola, allora, devono essere solo 3 (anche se qualche autore in passato ne usava quattro) e vanno impiegati raramente. Il loro utilizzo, infatti, è relegato esclusivamente a situazioni nelle quali si vuole creare suspence o lasciare la frase in sospeso.
Questo è un errore che commettono gli autori alle prime armi che hanno difficoltà a gestire il linguaggio scritto. Magari proprio perché non sono abituati a esprimersi con la scrittura, sentono il bisogno di segni grafici per comunicare qualcosa.
2. Punto esclamativo e interrogativo
Similmente ai puntini di sospensione, anche il punto esclamativo e interrogativo devono essere usati con parsimonia. Si tratta di segni già molto forti, pertanto non serve abbondare: ne basta solo uno alla fine della frase. Trattandosi di segni di interpunzione che hanno un grande impatto, quindi, non è necessario usarne molti per rimarcare il concetto.
Parlando poi nello specifico delle esclamazioni, queste dovrebbero essere poche all’interno di un libro per non rischiare di risultare aggressivi.
3. Frasi e periodi troppo lunghi
Questo è un problema tipico di noi italiani. La nostra lingua, infatti, è così bella e ricca che ci permette di costruire frasi lunghe e articolate.
In realtà non si tratta di un vero e proprio errore: sono molti gli scrittori di un certo calibro noti per questa caratteristica, che ne hanno fatto addirittura un punto di forza. Ciò può diventare un problema, invece, nel momento in cui non si ha dimestichezza con la gestione della sintassi.
L’utilizzo di frasi e periodi lunghi in questo caso si rivela molto rischioso: se mal gestito porta l’autore a ingarbugliarsi e il lettore a perdersi. L’errore allora è quello di non usare i segni di interpunzione per spezzare le frasi, come punti o virgole.
4. (Non) Utilizzo del punto e virgola
Il punto e virgola è come quell’amico che incontri per sbaglio quando sei in difficoltà e ti risolve un problema. È uno dei segni di interpunzione meno usati in assoluto, ma che si rivela molto valido nel testo. Meno forte del punto e più incisivo della virgola, costituisce un’ottima via di mezzo quando le virgole sono già parecchie ma non è ancora il momento di mettere un punto.
Imparare a usare il punto e virgola è particolarmente conveniente soprattutto per chi tende a utilizzare periodi lunghi.
5. Gli incisi
Gli incisi bisogna saperli fare. Sono l’ideale per arricchire un testo, dargli volume e movimento, ma se fatti male rischiano di comprometterne tutto il senso.
Per ‘inciso’ si intende una frase contenuta tra due virgole, che serve a specificare qualcosa relativo alla frase principale nella quale è inserita. Per capire se l’inciso è stato posto nel modo giusto esiste un trucchetto molto semplice: se la frase funziona senza leggere il contenuto nelle virgole, allora è fatto bene.
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Correzione punteggiatura: come evitare di fare questi errori?
Come abbiamo visto non tutti gli errori possono essere definiti tali. Quando ci troviamo di fronte ai testi di scrittori di un certo calibro, infatti, non possiamo affermare con assoluta certezza che la punteggiatura usata sia incorretta. Talvolta questa diventa persino il tratto distintivo di certi autori.
Un esempio? Nei testi di Baricco troviamo un punto ogni quattro-cinque parole, le sue frasi sono molto brevi e i concetti marcati. Al contrario, Saramago è uno scrittore un po’ allergico alla punteggiatura e leggendo i suoi scritti si ha come l’impressione di immergersi in un flusso di coscienza.
Al di là dello stile personale, però, è molto più probabile che chi non scrive per mestiere, e quindi non ha una formazione editoriale alle spalle, possa commettere errori di punteggiatura frequenti.
Per fortuna, si tratta di errori che vengono immediatamente risolti già nel primo giro di correzione bozze da parte di un professionista. Di conseguenza, se ti affidi a un’agenzia di servizi per avere la certezza di pubblicare un libro di ottima qualità, potrai stare certo che qualsiasi refuso presente verrà eliminato.
In ogni caso, conoscere le regole di base della punteggiatura è un plus che ti permette di lavorare meglio alla scrittura del tuo libro.
La capacità di inserire la punteggiatura corretta non è solo un processo che si apprende con gli studi. La pratica costante è un’ottima palestra, abbinata alla lettura di testi specifici.
Uno tra questi, che ci tengo particolarmente a consigliarti, è Prontuario di punteggiatura di Bice Mortara Garavelli: un manuale imperdibile per capire come approcciarsi alla punteggiatura ed evitare gli errori più comuni.